Davide aveva capito tutto

scritto da Orso polare
Scritto 4 mesi fa • Pubblicato 3 mesi fa • Revisionato 3 mesi fa
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Autore del testo Orso polare

Testo: Davide aveva capito tutto
di Orso polare

La chiusa sputò fuori l’orso come una bestia rigettata dal fiume.

Uscì dall’acqua correndo, scivolando sull’asfalto bagnato, ansimando come se avesse i polmoni pieni di ghiaia. La strada regionale francese tagliava la valle come una cicatrice. Un cartello verde, storto, illuminato dai fari lontani, diceva:

BARCELONETTE – 82 km

L’orso lo vide e scoppiò a ridere, una risata sgangherata, isterica.

“OTTANTADUE!” urlò correndo.
“OTTANTADUE CHILOMETRI!
MA MAGARI!
MAGARI ME LI FACCIO TUTTI!”

Si sbatté il soldo sul petto.
Poi sulla spalla.
Poi sulla fronte.

CLANG.
CLANG.

Sudava come un animale portato al macello, il pelo fradicio, il fiato che fischiava. Correva di lato, correva storto, ma non si fermava.

Dietro di lui Teresa, distrutta, coi polmoni in fiamme, urlava:

“FERMATI!
TI PREGO!
PARLIAMO!
MI DISPIACE!
MI DISPIACE DAVVERO!”

L’orso girò appena la testa mentre correva:

“MA QUANTO CAZZO MI RINCORRI?!”

Fece un gesto largo col soldo, quasi a indicare il mondo.

“VUOI RINCORRERMI FINO A BARCELONETTE?!
E IO CI CORRO, TERESA!
CI CORRO DAVVERO!
SANTI NUMI!”

Accelerò.

“PIANTALA!
SMETTILA!
LASCIAMI QUETARE!”

La voce gli si spezzò, ma non rallentò.

“TE!
LO ZOO!
IL DOTTORE!
IL SOLDO!
L’AVVOLTOIO!
TUTTO!”

Si colpì ancora col soldo, stavolta sul fianco, come per svegliarsi o stendersi.

“BASTA!
BASTA!
BASTAAAA!”

Teresa continuava a correre, le gambe che tremavano, la voce ormai roca:

“Non ti sto rincorrendo per farti male!
Ti sto rincorrendo perché stai impazzendo!”

“APPUNTO!” urlò lui senza fermarsi.
“LASCIA CHE IMPAZZISCA!”

Lei singhiozzò mentre correva:

“Nicola… io non volevo—”

“NON VOLEVI MA L’HAI FATTO!”
Si girò di scatto mentre correva all’indietro per due passi, indicandola col soldo:

“NON VOLEVI MA HAI TENUTO TUTTI APERTI!
ME!
LUI!
LO ZOO INTERO!”

Riprese a correre in avanti.

Teresa, disperata, iniziò a urlare nel vuoto della valle:

“DAVIDE!
DAVIDEEE!”

La sua voce rimbalzava sulle rocce.

“DAVIDE SE SEI QUI!
AIUTO!”

L’orso sentì quel nome e scoppiò in una risata breve, cattiva:

“AH!
CHIAMI PURE L’UNICO CHE AVEVA CAPITO TUTTO!”

Poi, più piano, quasi senza fiato:

“Pure adesso…
pure adesso cerchi qualcuno che mi fermi.”

Il cartello di Barcelonnette rimaneva lì, alle loro spalle, immobile, beffardo.
La strada saliva, buia, infinita.

L’orso correva come se davvero volesse arrivarci, come se quegli 82 km fossero una promessa o una punizione.

Teresa correva dietro, non più per convincerlo, non più per salvarlo, ma perché fermarsi significava perderlo per sempre.

E intanto, nella notte francese, tra il rumore dei passi e il metallo del soldo che batteva sulla carne, lo zoo continuava a correre insieme a loro, anche se nessuno dei due voleva più ammetterlo.

Davide aveva capito tutto testo di Orso polare
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